Due tipi belli, brutti, sporchi e cattivi

Leggerezze, pesantezze, serietà, competenze e romanticismi di due candidati a Roma. Francesco Cundari e Alessandro Giuli in un inserto speciale di due pagine in edicola.
23 APR 08
Ultimo aggiornamento: 21:52 | 14 AGO 20
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Il divorzio dalla coalizione di centrosinistra, annunciato da Walter Veltroni con la nuova stagione, non è cosa molto diversa da quel “centrosinistra di nuovo conio” profetizzato da Francesco Rutelli già nel luglio dell’anno scorso. Quanto alla crisi dell’ideologia ulivista e della leadership di Romano Prodi, l’allora presidente della Margherita l’aveva denunciata ancora prima, con una battuta del maggio 2005 destinata a restare celebre: “Ho tirato la carretta, ho mangiato pane e cicoria per costruire il centrosinistra e consegnarlo a Prodi”. L’abbandono dell’antiberlusconismo in favore del dialogo con il Caimano, poi, è la linea su cui è attestato da anni. Non è detto, però, che tutto questo torni a suo vantaggio, nel ballottaggio di domenica e lunedì, in cui dovrà riuscire a raccogliere i voti di tutti, cominciando dalla sua sinistra. Se ci riuscirà, per il futuro si troverà – come sempre – ben posizionato.
L’anima sanfedista è fasciata dalla grisaglia dell’ex ministro con buone frequentazioni, ma s’intuisce che se Gianni Alemanno potesse indossare ogni giorno la tuta mimetica dei tempi belli del Fronte della gioventù, non lo fermerebbe più nessuno. L’altra sera, a Ballarò, contro quel dissimulatore cotonato di Francesco Rutelli, Alemanno era senza dubbio più autentico anche se la sua verità, nel mondo antiveritativo della televisione, può risultare troppo modesta. Ma qual è la verità di Gianni Alemanno? Mai una sola, come la pelle dei serpenti.